Rcorda che devi morire – Dungeon Storming, prime impressioni

Per la serie meglio tardi che mai, in questi giorni ho provato Dungeon Storming: Il Nido di Phirion.

Dungeon Storming: Il Nido di Phirion

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DeadZone – prime impressioni

Delle miniature di DeadZone ho già parlato QUI. Oggi cercherò di raccontarvi il resto.

Il gioco, ambientato nell’universo di WarPath, è stato subito soprannominato “il Necromunda della Mantic”, a dimostrazione di quanto lo skirmish fantascientifico di GW sia ancora ben presente ai giocatori, nonostante sia fuori produzione da anni.

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Krosmaster Arena – Serie 2 – Day One

Da qualche tempo sto giocando, fra gli altri, Krosmaster Arena, un bel giochino su plancia quadrettata con valori di produzione altissimi. Le miniature, qui chiamate “statuette”, sono preassemblate e predipinte, e sono davvero belle. Certo, deve piacere lo stile “chibi” o “super deformed” di derivazione nipponica, ma dietro l’aspetto pacioccoso e colorato si nasconde un gioco tutt’altro che stupido.
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Dreadball – Marauders Team – The Greenmoon Smackers

Ho ricevuto le mie prime miniature di Dreadball, il gioco sportivo futuristico di Mantic Games: una scatola di orchi (pardon: marauders), i Greenmoon Smackers.

Dreadball - Marauders Team - The Greenmoon Smackers

Le miniature sono di buona fattura, nella “plastiresina” cui ci ha abituato la Mantic con le sue ultime uscite.
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Button Men

Button Men nasce come gioco da distribuire alle convention. Originariamente i personaggi erano stampati su delle spille (button, appunto) e venduti alle con. L’idea era quella che i visitatori se ne appuntassero una addosso e si fermassero a giocare quando avessero incontrato qualcun altro con un Button Man. L’idea è carina, ma a quanto ne so non ha mai preso piede più di tanto (in America. Qui non esiste proprio).

Button Men (carte)

Ora il gioco è offerto gratuitamente sul sito del creatore, sotto forma di set di carte da stampare. Vi servono solo un paio di manciate di dadi assortiti. Continua a leggere

RoboRally

Lo scorso weekend ho organizzato una giornata ludica e fra gli altri abbiamo fatto un giro a RoboRally, ho fatto quindi un paio di foto per il blog, giusto per mostrare le miniature “dipinte”.
Le virgolette sono d’obbligo, perché non è che mi sia sbattuto più di tanto, ma diversi fattori mi han fatto decidere per un approccio il più veloce e privo di sbattimento possibile. Innanzitutto la qualità delle “miniature”, sia la qualità della plastica (per nulla rigida e che quindi non sapevo come avrebbe tenuto il colore) che il livello di dettaglio lasciavano abbastanza a desiderare. Inoltre, trattandosi di pezzi di un boardgame sono propensi a finire in mano a gente che non gioca assiduamente e non dipinge, e ad esser quindi “maltrattati”.
Però volevo colorarli perché tutti grigi portavano ogni tanto le persone a confondere i pezzi e muovere quello sbagliato. Ho così deciso per la monocromia: base di un colore, wash di un altro e poi drybrush del colore originale.

Alla fine son venuti più che dignitosi ed è una soluzione che penso applicherò ancora in futuro.

Gears of War – Boardgame

Disponibile da vari mesi ormai, ho aspettato di leggere un po’ di commenti a freddo prima di procedere, nonostante già il tema fosse più che sufficiente a farmelo desiderare fortissimo.
Si tratta di un cooperativo in cui da 1 a 4 giocatori combattono contro il sistema diGears of War: The Boardgame gioco, che gestisce le Locuste in maniera automatica tramite una serie di carte. Il regolamento è snello e piuttosto semplice, si spiega velocemente ed in breve tempo si è in grado di giocare. Bisogna innanzitutto scegliere una missione, che è divisa in stadi (stage) e livelli (mappe). In linea di massima vanno di pari passo (passando da uno stage all’altro cambia anche la mappa), ma non è per forza sempre così. La missione determina, oltre alle sezioni di mappa da usare, anche i tipi di Locusta che affronteremo, eventuali regole speciali e, chiaramente, le condizioni di vittoria.
Scelto un personaggio (nella scatola son disponibili i quattro membri della Squadra Delta) si procede a turno attivando il proprio personaggio giocando una carta Ordine e compiendo eventuali altre azioni facoltative (interagire con l’ambiente, aiutare un compagno atterrato, ecc) e pescando poi una carta AI che attiverà le Locuste. Uno degli aspetti più importanti e interessanti è la strategia richiesta nell’utilizzo delle carte Ordine che si hanno in mano (6 per tutti tranne Marcus che ne ha 7) e che si usano, oltre che per agire normalmente, anche per le azioni facoltative (ad esempio per aiutare un compagno o raccogliere un’arma bisogna scartare una carta), o per interferire con l’attivazione delle Locuste (alcune carte permettono, se scartate, di sparare ad una Locusta fuori dal proprio turno, o di guadagnare un bonus in difesa quando si viene attaccati). La cosa più interessante però è che queste carte rappresentano anche i Punti Vita del proprio personaggio: quando si viene feriti si devono scartare carte dalla propria mano, riducendo drasticamente le opzioni a nostra disposizione. Se si rende necessario scartare più carte di quante si hanno in mano si è considerati “a terra” (bleeding out) e non è possibile far nulla finché un compagno non ci raggiunge per aiutarci. A differenza dei videogame però, quando si è a terra si viene completamente ignorati dalle Locuste (niente esecuzioni), ma se tutti i giocatori sono contemporaneamente a terra la partita è persa. Le carte vengono reintegrate pescandone massimo 2 a inizio turno (senza poter superare il limite di mano), quindi gestirle sapientemente è fondamentale se si vuole avere qualche speranza di vittoria.
Il gioco funziona piuttosto bene, il regolamento semplice (non banale) e il fatto d’essere un cooperativo permette di “tirare dentro” anche giocatori non abituali (ma che magari sono appassionati di videogiochi). Inoltre i materiali sono abbondanti (anche se non quanto nel boardgame di DooM) e di ottima qualità, soprattutto le miniature: belle e molto dettagliate. Il costo purtroppo è abbastanza alto: 70$ che magicamente diventano 70 Euro nei negozi italiani (ma cercando online si trovano rivenditori europei che applicano un cambio decisamente più onesto). Va detto che è un gioco facile da mettere sul tavolo: setup breve, regole semplici da spiegare, cooperazione fra i giocatori, ottimi materiali, adatto anche ai giocatori non hardcore, e che quindi è un “investimento” che probabilmente verrà sfruttato a dovere (a differenza di quello di Doom, ad esempio, che appena viene nominato la gente comincia a piagnucolare).

Insomma, per ora giudizio più che positivo. Decisamente.

Dreamblade

Ho di recente rinvenuto una scatola di doppioni di questo gioco (provenienti principalmente dai primi due set), riguardando queste miniature che non maneggiavo da anni, la scimmia si è risvegliata potente. Dreamblade era un gran gioco, profondo e strategico (fin troppo) abbastanza difficile da padroneggiare, ma davvero molto, molto bello.
Ieri son riuscito a fare una partita veloce con un amico, e ho potuto (ri)apprezzare quanto di buono ci fosse in questo gioco, prematuramente (e ingiustamente) scomparso. Mi si è pure ripresentato evidente anche il più grosso problema del gioco (o se vogliamo, l’aspetto che meno ho apprezzato): l’attivazione di moltissime delle abilità speciali tramite le “lame” (un particolare risultato dei dadi). Perché se posso scendere a patti col fatto che in un gioco di scacchiera gli scontri vengano risolti tramite lancio di dadi, molto meno riesco a digerire che l’attivazione delle abilità speciali, che sono spesso il motivo perché si decide di schierare un pezzo piuttosto che un altro, sia lasciata al caso. Chiaro che poi è possibile tamponare la cosa (inserendo le miniature con blade-ability in scontri in cui si lanciano molti dadi), e volendo va pure ad arricchire il gameplay di scelte difficili e interessanti.
Chiudo con una nota per chi cura anche il background musicale delle proprie partite. Ieri, seguendo l’estro del momento, abbiamo giocato con Paradise Lost e Psyclon Nine di sottofondo, ed entrambi si sono rivelati più che azzeccati.
Giocare una partità però, anziché sedare la scimmia, l’ha resa ancor più insistente: e adesso è qui che scalcia perché ne vuole ancora…